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Di questi progressi è difficile immaginare il termine, e alcuni potrebbero chiedersi che cosa spinga i ricercatori, al di là degli ovvi motivi economici e di concorrenza, a sviluppare sistemi tanto più precisi, potenti e veloci degli esseri umani. Da questo confronto tra uomo e macchina noi usciamo sempre più soggetti a quella che il filosofo Gnther Anders, in un libro del 1956, L’uomo è antiquato, ha chiamato vergogna prometeica: il senso di avvilimento e sconforto che l’uomo avverte nei confronti dei dispositivi da lui stesso progettati e costruiti che lo superano su tutti i fronti. Spinti da questo divario sempre più ampio, tentiamo di gareggiare con le macchine, e ne usciamo sconfitti e umiliati: chi avrà più il coraggio, o la voglia, di giocare a scacchi contro un programma come Deep Blue? Rinunciamo allora alla lentezza tipica del pensiero maturo e riflessivo per tornare al regime istintivo, veloce e irriflesso, tipico dell’uomo primitivo, che doveva prendere decisioni rapide in vista della propria incolumità di fronte ai pericoli.

Ci affascina Bogart, ci affascina quel suo mondo, quell’epoca in cui gli attori potevano raggiungere enormi fortune e fama, ma dove la posta era alta e le loro vite non erano così spiattellate come oggi dai media. Il duro che ha schivato colpi bassi e omicidi lascia così nella nostra anima personaggi autosufficienti che non serve smantellare come giocattoli. Che la magia rimanga fra il disincanto naturale e l’eleganza sublime.

Le 5 Leggende è il suo primo lungometraggio cinematografico, ma se in DreamWorks hanno deciso di affidargli un progetto così importante per lo Studio un motivo ci sarà. Nel 2009 Peter Ramsey aveva infatti diretto lo speciale televisivo Mostri contro alieni: zucche mutanti venute dallo spazio dimostrando di aver appreso molto negli anni passati a lavorare come storyboard artist di lavori di successo come Shark Tale, Minority Report, Il Grinch, Fight Club e tantissimi altri. Esperienza che si è rivelata davvero molto utile nel momento in cui ha dovuto prendere le redini registiche della trasposizione animata della mitologia creata da William Joyce con la sua serie di libri The Guardians of Childhood, i cui personaggi principali sono i miti dell’infanzia di tutti noi.

Solo che il problema oggi è di sostituire le tute blu metalmeccaniche con i piloti dei Boeing e il personale viaggiante, le cui condizioni contrattuali sono oggettivamente diverse da chi trascorre le ore davanti a un altoforno o su una catena di montaggio. Così i Cub hanno finito per rappresentare non quegli italiani che volano pagando il biglietto e quelli che non vogliono invece pagare altre tasse per chiudere voragini fallimentari, ma quegli italiani che, pur volando anch’essi ma non tra i passeggeri, preferiscono statalizzare i debiti e privatizzare gli utili. Non tutti i dipendenti di Alitalia, certo, la pensano così: una buona percentuale ha votato no.

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