John Hogan Glass Artist Seattle

Per certi versi, romanzo e film si completano a vicenda fornendo due punti di vista diversi della stessa (o quasi) storia. Anche per questo motivo, questa recensione riguarda il romanzo ma è impossibile ignorare il film. Non a caso, ogni volta che leggo il romanzo mi capita che la musica del “Così parlò Zarathustra” mi risuoni nella mente..

Non credo sarebbe possibile sopperire alle perdite con lo sponsor Tods. Le regole del FPF prevedono che le le sponsorizzazioni di parti correlate (e la Tods lo è sicuramente) non possano eccedere quelle che si avrebbero da parti non correlate. Non so sinceramente come faccia il Sassuolo.

Eccolo, l’inconfondibile gioco della seduzione, nell’affascinante fantasia di cui Cocteau riveste metafore come quella della bocca vivente che si trasferisce da un dipinto alla mano dell’artista e resiste caparbiamente ai suoi tentativi, pieni di orrore, di cancellarla.Eppure, il film rimane essenzialmente un gioco ermetico, in cui Cocteau si accontenta dl restare il dilettante che elegantemente gioca seminando perplessità e dando alle sue allusioni di mitica profondità l’aroma delicato della perversità. La magica, misteriosa abilità che rende un artista capace di catturare il suo pubblico e di condurlo dove egli vuole, oltre le anguste barriere del reale, si rivelerà in seguito nei film La bella e la bestia (La belle et la béte, 1946), Orfeo e Testamento d’Orfeo (Le testament d’Orphée, 1959).Piuttosto significativo il fatto che Cocteau, prima di tornare alla regia, dopo un’interruzione di 15 anni, si dedicasse a un lungo e diligente tirocinio, durante il quale scrisse copioni e lavorò come assistente alla regia con altri registi. Il suo obiettivo era solo in parte quello di apprendere le tecniche necessarie; fu piuttosto mosso dal desiderio di scoprire una struttura, un approccio tematico e visivo per poter esprimere le sue ossessioni in termini accessibili al pubblico.L ‘immortale leggenda (L’éternel retour, 1943), di cui scrisse il copione per Jean Delannoy, viene abitualmente citato come il più riuscito dei suoi esperimenti, forse perché la sua versione giocata con atmosfere rarefatte della leggenda di Tristano e Isotta, in cui pone significativamente l’accento sulla pulsione di morte (solo nella morte l’amore può rimanere eterno), echeggia l’umore e la poetica di Cocteau quali si possono cogliere in drammi come ‘Antigone’ o ‘Renaud et Armide’.Degno di maggior interesse è Il barone fantasma (Le baron fantòme), diretto da Serge de Poligny in quello stesso anno.

Be the first to comment

Leave a Reply