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SALANI Shredder. Il ragno droide. Sea Quest. Ancorché dilaniato Guy sceglie e parte con Mia per combattere. Quando torna nella Parigi sotto occupazione, da agente alleato, Gilda è addirittura finita tra le braccia di un gerarca nazi, indicata al pubblico disprezzo come sgualdrina collaborazionista. Tutta apparenza, in realtà sta lavorando per la Resistenza e morirà da eroina.Gonfio di retorica e di approssimazione romanzesca hollywoodiana, sembra un film appartenente a un’era remota.

Se da un lato l’avere figli è considerato una sorta di privilegio, dall’altro aumenta il sentimento di intolleranza generale anche nei confronti della prole altrui. Nel mentre, gli ammoccatori, individui che in un raptus di follia commettono stragi, aumentano ogni anno così come il consumo di sostanze stupefacenti. Anche la Chiesa Cattolica si è piegata al problema della sovrappopolazione, avvallando la contraccezione; un gruppo di oltranzisti, i Cattolici Veri, ha rifiutato la cosa dando vita ad uno scisma ed eleggendo un proprio antipapa, di nome Eglantine, con sede a Madrid.Sul piano internazionale, scaramucce tra Stati Uniti e Cina avvengono quotidianamente nel Pacifico, dove parte delle Filippine è entrata a far parte degli USA come cinquantatreesimo stato col nome di “Isola”.

Una prova sorprendente quella di Joel Edgerton, qui in veste di regista, sceneggiatore e attore, nei panni del presunto stalker Gordon, detto Gordo. Se per il ruolo adotta un look confuso e disturbante come il suo personaggio orecchino, tinta rossiccia dei capelli, sguardo fisso il lavoro a livello di messa in scena è mirabile. Edgerton confeziona un B movie che non si vergogna dei propri ingombranti riferimenti Cape Fear per il disturbo della quiete domestica, Cattive compagnie per il rapporto che si instaura tra i due personaggi maschili ma se esteriormente riprende tecniche di tensione e situazioni tipiche del thriller classico, il lavoro sui simboli e su ciò che non si vede è molto più sottile.

Lars Von Trier, eccentrico e provocatorio per contratto: impossibile prenderlo sul serio, persino nel serissimo contesto del Festival di Cannes. Il suo film Melancholia, immaginifica storia sulla fine del mondo presentata oggi in concorso e accolta in sala da qualche fischio e applausi, sarebbe bastato a fornire sufficiente materia di discussione. Ma la performance del maestro danese, celebre per la personalità complessa (autovenerativa, dice lui), oltre che per la sua fertile e controversa produzione artistica, raramente si conclude in sala: se l’anno scorso, in competizione con Antichrist, si ritenne personalmente offeso dai giornalisti che hanno applaudito solo per gentilezza disse dopo aver sghignazzato tutto il tempo, quest’anno sul palcoscenico di Cannes ha scelto di polemizzare soprattutto con se stesso.

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