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Stavolta, in Ma mère (Mia madre), regia dì Christophe Honoré, tratto da un testo di Georges Bataille, all’inizio Isabelle Huppert masturba suo marito; alla fine masturba il diciassettenne suo figlio e suo amante, poi si taglia la gola addosso a lui che dopo la morte della madre si masturba sul cadavere.Le scene ardite non sono certo una novità per l’attrice francese che ha adesso cinquantun’anni: più sembra composta, educata, riservata, elegante con sobrietà e discrezione, un poco scolorita con la chiara faccia lentigginosa da rossa, una signora distinta e laconica, più i suoi personaggi cinematografici risultano perversi, terribili. [.]Considerata una delle più grandi attrici viventi, Isabelle Huppert ha collezionato in oltre 35 anni di carriera decine di premi internazionali, incluse due Palme d’Oro a Cannes (per Violette Nozière nel 1978, e La pianista, nel 2001), due Coppe Volpi a Venezia (Il buio nella mente, 1995, Un affare di donne, 1988, oltre un Leone speciale alla carriera nel 2005), un Orso d’Oro a Berlino (8 donne e un mistero, 2002), senza dimenticare le 14 candidature ai César (e un premio vinto), due premi agli European Film Awards, due David di Donatello e un BAFTA.Cresciuta a Ville d’Avray, vicino Parigi, dopo gli studi al conservatorio e diverse esperienze sul palcoscenico esordisce sul grande schermo nel 1972 con I primi turbamenti (Faustine et le bel été), a cui fanno seguito da subito una serie di collaborazioni con i più importanti autori francesi dell’epoca: simpatico, ma gli romperei il muso (César et Rosalie, 1972, di Claude Sautet), Spostamenti progressivi del piacere (Glissements progressifs du plaisir, 1974, di Alain Robbe Grillet), I Santissimi (Les Valseuses, 1974, di Bertrand Blier), Il giudice e l’assassino (Le juge et l’assassin, 1976, di Bertrand Tavernier), La merlettaia (La Dentellière, 1977, di Claude Goretta), I miei vicini sono simpatici (Des enfants gtés, 1977, sempre di Tavernier). [.].

Sguardo vispo di chi la sa lunga, occhi intelligenti e profondi, Riz Ahmed è un artista eclettico e professionale, capace di passare come se niente fosse dal ruolo di un giovane della classe operaia a quello di un rampollo di ricchi, rendendoli entrambi credibili e autentici. Con il Pakistan nel sangue, Ahmed viene spesso scelto per le parti di terroristi, o presunti tali, in film del filone post undici settembre. Proprio su simili pregiudizi ironizza nel singolo che ha segnato il suo debutto nel mondo del rap.Rizwan Ahmed nasce a Londra, nel sobborgo di Wembley, l’1 dicembre 1982, da genitori pachistani musulmani, immigrati nella capitale inglese dagli anni Settanta.

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